10. Una nuova psicologia per il singolo e per la coppia
Da: G.C. Giacobbe, “Alla ricerca delle coccole perdute” Ed. Ponte delle Grazie – Milano - 2004
Cesare De Monti
Il bambino ha sempre bisogno di qualcuno che gli faccia le coccole. L’adulto se le fa da solo e non ha bisogno di nessuno. Il genitore è l’unico che è capace di farle agli altri. Sull’equilibrio di queste tre personalità – che coesistono in noi – si gioca tutta la nostra vita e il nostro benessere. Vediamole da vicino.
La personalità del bambino
Il bambino è la persona più sfigata dell’universo. E, tragicamente lo sa.
Aspetti negativi
Il bambino è incapace di affrontare da solo la vita e le sue difficoltà, i suoi pericoli, i suoi ostacoli, le sue prove, le sue responsabilità.
- incapace di dominare l’ambiente che lo circonda
- incapace di sopportare le frustrazioni
- non ha sicurezza in sé stesso
- dipende sempre da qualcun altro
- pretende una dedizione esclusiva ed assoluta
- vive di paura
- non accetta la realtà com’è e vuole sempre quello che non c’è
Aspetti positivi
Ha due armi per far accorrere il genitore di turno: il pianto, l’aspetto (rotondeggiante).
E due comportamenti validi: umiltà e sottomissione. E’ capace:
- di sottomettersi
- di chiedere scusa
- di chiedere aiuto
- di giocare
Il gioco è la simulazione della realtà, ma di una realtà che il bambino che in grado di dominare e quindi una realtà attenuata, edulcorata, sdrammatizzata, resa innocua e quindi priva di tensione. Ma per il bambino il gioco non è finto. Ecco allora che il gioco diventa sogno, fuga, avventura, utopia, divinazione, trasformazione, rappresentazione visionaria del possibile. Gioco è l’arte, è la magia, è la scoperta, esso può diventare addirittura la nostra vita.
Saper giocare, sapere diventare bambino con il gioco, è fondamentale, per l’adulto. E’ l’arma segreta che lo sottrae alla tragedia della vita e gli permette di ridere, di scherzare, di celiare, di deridere la vita e le sue tragedie.
Chi non ha a sua disposizione questa arma segreta è perduto, è destinato ad essere sconfitto dalla tragedia della vita.
La personalità dell’adulto
L’adulto è un bambino che ha imparato a procurarsi il cibo da solo, a difendersi da solo, a sopravvivere da solo, a dominare da solo l’ambiente reale e non più soltanto quello del gioco.
Aspetti positivi
- domina il suo territorio
- la libertà è il suo valore primario
- ha sicurezza in sé stesso
- sopporta il disagio
- non dipende da nessuno
- non ha bisogno dell’approvazione degli altri
- ha una stima illimitata di sé
- non ha paure immaginarie
- non ha né aspettative né rifiuti
- accetta la realtà com’è e vi si adatta
- si gode la vita
- è un cacciatore di piaceri
- non gli interessa il possesso, ma l’uso
- non chiede mai, prende quello che vuole
- è capace di amicizia (collaborazione, aiuto)
- ha una grande capacità di vita sociale
Aspetti negativi
Da quanto sopra sembrerebbe che l’adulto è una creatura perfetta: autosufficiente, efficiente, dominante. Come uno squalo.
Invece ha dei grossi difetti dal punto di vista della convivenza sociale:
- non è capace di sottomissione
- non sa giocare
- non si dedica agli altri
La personalità del genitore
Un genitore è un adulto che è diventato così bravo a dominare l’ambiente, a difendersi dai pericoli, a liberarsi dalle paure, a essere sicuro di sé stesso, da potersi permettere di interessarsi agli altri, in particolare ai bambini.
Aspetti positivi
- è capace di dedicarsi agli altri
- non ha più paura degli altri
- è capace di amore universale (accettazione, stima, compassione)*
- l’amore è per lui fonte di piacere
La personalità genitoriale costituisce l’apice della evoluzione psicologica naturale.
Aspetti negativi
Il genitore non ha aspetti negativi, se non quello, dal punto di vista del bambino, di non dedicarsi a lui soltanto ma a tutti. Il vero genitore è colui che è tale per tutti e non solo per i propri figli. Da questo si vede come i veri genitori sono pochissimi…
* Già per il Buddha (V sec. a.C.) quello vero è soltanto l’amore universale. Solitamente l’amore è imprigionato nell’attaccamento e nella discriminazione. Si vuole amare solo i propri genitori, il proprio coniuge, i propri figli, i propri parenti, i propri amici. Si è irretiti nell’attaccamento. L’amore fondato sulla discriminazione genera il pregiudizio, ovvero indifferenza e persino ostilità nei confronti di coloro che escludiamo dal nostro amore. Attaccamento e discriminazione sono cause di sofferenza per noi stessi e per gli altri. In realtà, l’amore a cui tutti gli esseri aspirano è l’amore universale. Nell’amore universale vi à compassione e dedizione, a tutta l’umanità e a tutti gli esseri. Senza discriminazione, non c’è attaccamento. Senza attaccamento, non c’è sofferenza. Compassione e dedizione alleviano la sofferenza e arrecano la felicità. Compassione e dedizione hanno come fine la felicità di tutti e non pretendono nulla in cambio. Senza di essi, senza l’amore universale, la vita è senza gioia. Con la compassione e la dedizione agli altri, con l’amore universale, la vita si colma di pace e di gioia.
La strutturazione della personalità adulta
L’assunzione di un modello comportamentale adulto da parte del bambino consiste nella sua scelta di un particolare adulto come modello. Tale modello deve essere capace di assicurargli la sopravvivenza e quindi capace di controllare l’ambiente.
Senza lo stato adulto non vi può essere identificazione con al personalità adulta.
Lo stato di adulto consiste nella solitudine e nell’autoaffermazione.
Il conflitto con i genitori è necessario per liberarsi della personalità infantile e allontanarsi dai genitori.
La solitudine consiste nella totale mancanza di aiuto materiale e affettivo. Ciò comporta sofferenza. La sofferenza è ineliminabile dal processo di strutturazione della personalità adulta. La solitudine deve essere vissuta completamente per essere superata e dare luogo alla personalità adulta. L’adulto è un single.
L’autoaffermazione significa automantenimento e successo sociale. L’autostima è il risultato e la prova della strutturazione della personalità adulta.
L’adulto è autocentrato: la sua felicità non dipende dagli altri ma soltanto da sé stesso. E’ al centro del suo universo. E’ sempre in contatto con sé stesso: ha sempre presente la propria autoimmagine di adulto. “Io sono io, al diavolo tutti!”1.
La strutturazione della personalità genitoriale
La personalità genitoriale richiede lo stesso processo di strutturazione della personalità adulta. E analogamente ha una condizione preliminare, che in questo caso è l’amore per gli altri.
Soltanto con la dedizione agli altri si realizza lo stato genitoriale. Ma come per la solitudine anche per la dedizione agli altri, quello che conta è l’atteggiamento mentale. La dedizione agli altri può essere anche soltanto uno stato psicologico.
Il risultato e la prova della strutturazione della personalità genitoriale è il superamento della paura degli altri. Questo perché non si può temere colui che si ama. Avere dei figli non fa dei genitori. La personalità genitoriale costituisce l’apice dell’evoluzione psicologica naturale e l’inizio dell’evoluzione spirituale dell’essere umano.
Comunque l’essere umano è capace di un quarto stato dell’evoluzione psichica, cioè di una quarta personalità. Essa non corrisponde ad una funzione biologica, ma ad una funzione psichica. E’ quella che noi chiamiamo comunemente la coscienza.
Ma cos’è concretamente la coscienza o consapevolezza? E’ la funzione cerebrale che ci permette di autoosservarci, diventiamo consapevoli.
E’ attraverso l’evoluzione psichica, lo sviluppo di una funzione cerebrale particolare, la consapevolezza, che l’essere umano giunge a dominare le proprie emozioni negative e raggiungere la saggezza, che significa serenità.
Storicamente chi ha evidenziato lo stato di consapevolezza, di saggezza e di serenità è stato il Buddha. Un Buddha è un illuminato, un saggio, colui che ha raggiunto la consapevolezza e la serenità. E’ questa la quarta personalità dell’essere umano. Come è possibile? Perché è un saggio, perché ha capito che la vita è continuo cambiamento ed ha imparato ad accettare il cambiamento continuo della vita senza pretendere nulla di diverso da ciò che è. Questa è l’illuminazione, la consapevolezza, e questo è il segreto della saggezza, della serenità.
Le nevrosi: infantile, adulta, genitoriale
Lo stato psicologico normale comporta la strutturazione delle tre personalità naturali e la capacità di passare ad una personalità all’altra a seconda della situazione ambientale. La nevrosi è l’incapacità di attivare la personalità naturale adatta alla situazione ambientale. Per questo viene anche definita come perdita del contatto con la realtà (è un’incapacità di adattamento alla realtà). Abbiamo quindi casi in cui uno non è in grado di fare il bambino, l’adulto o il genitore quando occorre e casi in cui egli fa sempre e soltanto il bambino o l’adulto o il genitore in qualsiasi situazione. E ciò per due motivi fondamentali: o l’incapacità di attivazione di una specifica personalità o la coazione ad attivare sempre una specifica personalità.
In altri termini, se noi non facciamo l’esperienza della sottomissione agli altri, noi non strutturiamo nella nostra memoria una personalità infantile; se noi non facciamo l’esperienza dell’autosufficienza noi non strutturiamo nella nostra memoria una personalità adulta; se noi non facciamo l’esperienza della dedizione agli altri, noi non strutturiamo nella nostra memoria una personalità genitoriale.
Se un soggetto è coatto ad attivare esclusivamente la personalità infantile avrà una nevrosi da coazione all’attivazione della personalità infantile.
Se un soggetto è coatto ad attivare esclusivamente la personalità adulta avrà una nevrosi da coazione all’attivazione della personalità adulta.
Se un soggetto è coatto ad attivare esclusivamente la personalità genitoriale avrà una nevrosi da coazione all’attivazione della personalità genitoriale.
Il nevrotico “bambino”
La caratteristica specifica della personalità infantile è la dipendenza dagli altri (in psicologia si chiama eterodipendenza) non soltanto per la propria sopravvivenza, ma addirittura per la propria felicità. Ciò fa sì che il soggetto affetto da personalità infantile coatta sia continuamente alla ricerca dell’attenzione, dell’aiuto, della protezione, dell’affetto, della dedizione e dell’amore degli altri. La pretesa di essere amato sempre e in esclusiva è la caratteristica saliente del nevrotico “bambino”. Anche essere innamorati non è amare: è il bisogno di essere amati (l’esatto opposto di amare). Per cui la pretesa affettiva di un adulto è illegittima. Nessuno ha il diritto di essere amato, come nessuno ha il dovere di amare: l’amore è una conquista sia da parte di chi impara a farsi amare, sia da parte di chi impara ad amare.
Ecco le tre leggi psicologiche:
- Nessuno può pretendere di essere amato (ogni volta che vi è una pretesa affettiva si è in presenza di un comportamento infantile); il nevrotico bambino pretende il possesso della persona che dice di amare ma che in realtà ha eletto a suo genitore e da cui quindi pretende l’amore totale ed esclusivo.
- Nessuno può possedere nessuno (i nevrotici bambini sono facilmente riconoscibili perché sono sempre pieni di pretese, di lamenti, di rimproveri e di accuse).
- Nessuno può far soffrire nessuno psichicamente (la sofferenza psichica è solo il risultato della lettura personale degli eventi e delle situazioni, ma non una conseguenza oggettiva degli stessi. Se noi soffriamo perché qualcuno ci dice qualcosa o fa qualcosa, la responsabilità della nostra sofferenza non è di quel qualcuno, ma nostra, che non siamo in grado di gestire ciò che quel qualcuno dice o fa).
Perciò soltanto noi abbiamo la responsabilità della nostra sofferenza. Ma perché il nevrotico bambino si costruisce da solo tanta sofferenza? Perché si crea continuamente delle aspettative dagli altri, in particolare dalla persona che ha eletto a suo genitore. Le aspettative affettive dagli altri e i rifiuti di chi non le gratifica sono comportamenti tipici dei nevrotici bambini.
Ma perché il nevrotico bambino si fa tante aspettative e ha tanti rifiuti? Perché, come il bambino vero, è incapace di dominare l’ambiente. L’adattamento all’ambiente è il segreto della sopravvivenza. L’incapacità di gestire i disagi e le responsabilità è una caratteristica del nevrotico bambino. Essendo incapace di domina l’ambiente è quindi anche incontentabile: la realtà non gli va mai bene, se ha una cosa ne vuole un’altra, vuole sempre quello che non c’è, non gli piace mai quello che ha. E’ per questo che soffre le pene d’amore.
Un’altra caratteristica del nevrotico bambino è la paura. A differenza dell’adulto, che ha paura solo dei pericoli reali, il nevrotico bambino ha paura anche dei pericoli immaginari. Le paure immaginarie assillano il nevrotico bambino: ha paura di non essere amato, di rimanere solo, di invecchiare, di diventare brutto, di ammalarsi, di diventare povero, di finire all’ospizio, di morire. Ha paura di tutto, soprattutto del futuro. Ma il futuro non è una realtà, appartiene al mondo della mente, al mondo del possibile. I fatti invece al mondo della realtà, non al mondo della mente. Nel quale è possibile tutto ciò che è logicamente possibile, cioè quasi tutto. Quindi queste paure non sono razionali, non sono il risultato di un ragionamento, ma sono un prodotto dell’inconscio del soggetto che ha un’immagine infantile di sé, e quest’immagine produce la paura, contro qualsiasi ragionamento. Chi soffre di paure immaginarie sta vivendo una regressione alla personalità infantile, e se questo avviene sistematicamente è affetto da una nevrosi infantile.
Sindromi cliniche come l’ansia generalizzata, il panico acuto, altro non sono che manifestazioni della nevrosi infantile. Anche la depressione ha la sua matrice in una autoimmagine debole o negativa tipica della nevrosi infantile, quindi tutte le nevrosi a componente ansioso-depressiva sono riconducibili a nevrosi da coazione all’attivazione della personalità infantile.
Ecco un piccolo test per misurare questa nevrosi. Se uno soffre di questi stati d’animo:
INSODDISFAZIONE – INADEGUATEZZA – POSSESSIVITA’ – ASPETTATIVE – DEPRESSIONE – LAMENTI – PRETESE – ACCUSE – RIFIUTI – PAURE – ANSIA
ha sostanzialmente una nevrosi infantile.
NB. Può essere che il bambino nevrotico si camuffi da adulto o da genitore, per cui è importante imparare a distinguere un adulto o un genitore finto da uno vero: se uno non dà non è un genitore, se non prende non è un adulto, se non prende e non dà ma chiede è soltanto un bambino. Non avendo l’indipendenza affettiva non essendo autonomo, chiede, pretende, si lamenta e spesso accusa.
Il nevrotico “adulto”
Egli non chiede mai aiuto a nessuno, è completamente autosufficiente, usa gli altri per il suo piacere. E’ un single naturalmente. Si fa i cavoli suoi: ha i suoi amici, i suoi hobby, la sua auto, il suo stereo, le sue amanti,… Il suo ideale (come per tutti i maschi adulti del genere mammiferi) è l’harem. La moglie e i figli rientrano nella categoria degli optional.
Egli è sostanzialmente solo. Il suo egoismo irriducibile lo conduce all’incomunicabilità sociale, non chiede niente a nessuno, ma non dà niente a nessuno. Vive una vita arida senza amore e senza comunicazione. La nevrosi adulta è di un passo più avanti della nevrosi infantile, ma sempre di nevrosi si tratta: egli non sa giocare, non sa ridere, non sa scherzare, non sa chiedere scusa, non sa chiedere perdono, non sa proteggere, non ha tenerezza, non sa essere affettuoso, non sa fare le coccole, non sa amare. Non è umano.
Il nevrotico “genitore”
Chi esercita la funzione di giustiziere punitivo in ogni circostanza non è sano, è nevrotico. La personalità genitoriale è una personalità accettante, affettuosa, altruista. Se è sempre giustiziere punitivo è nevrotico. Il vero genitore è protettivo. Se un genitore è unicamente interessato a sé stesso, se non dona con amore disinteressato ma soltanto per essere ringraziato, adulato, ossequiato e riconosciuto come autorità o come generoso donatore, è un genitore paternalista.
Il genitore punitivo e il genitore paternalista, non sono il risultato di una sana e naturale evoluzione psicologica, ma sono nevrotici con la coazione all’attivazione della personalità genitoriale. La nevrosi genitoriale presenta dunque due tipologie: il genitore che punisce sempre e il genitore che vuole sempre essere ossequiato e affermare la propria superiorità. La vera autorità del genitore è l’autorevolezza, il prestigio guadagnato con il proprio affetto disinteressato, con la propria esperienza, la propria saggezza e, soprattutto, il proprio esempio.
La coppia sana
La coppia sana è caratterizzata da due persone che sanno essere, uno per l’altra, ora bambini, ora adulti, ora genitori. Essa è fatta da due pali piantati saldamente nel terreno ognuno dei quali può stare su per conto suo, ma insieme costituiscono una palizzata che resiste ad ogni attacco, ad ogni vento e non crollerà mai. Una coppia così può durare un’eternità. Ma per questo è indispensabile il possesso della personalità genitoriale. Chi crede di poter entrare nel matrimonio per guadagnare qualcosa sul piano sessuale e affettivo sbaglia completamente i propri calcoli. Se ci si sposa non per amare ma per essere amati, per prendere non per dare, si entra nel matrimonio con una personalità infantile e con la pretesa assurda che in esso si possa trovare conforto, assistenza, protezione, difesa, compagnia, amore. Per vivere felicemente sia il rapporto di coppia che l’intera complicata vita familiare occorre muniti di personalità genitoriale.
Le coppie nevrotiche
Sono sei i tipi possibili di coppia nevrotica:
- la coppia bambino-bambino
- la coppia bambino-adulto
- la coppia bambino-genitore
- la coppia adulto-adulto
- la coppia adulto-genitore
- la coppia genitore-genitore
Contro un solo tipo di coppia sana: quella di bambino-adulto-genitore con bambino-adulto-genitore. E’ per questo che le coppi nevrotiche sono molte di più delle coppie sane. Per questo le separazioni sono di più dei matrimoni che durano.1 La versione terapeutica, che deve raggiungere la massima efficacia contro qualsiasi altra considerazione, è “io sono io, fanculo tutti!”. Volgare ma funziona.
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