5 . Il distacco: quando un amore finisce
Cesare De Monti
Le storie damore possono finire. Poco male quando la cosa succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo. Quando invece si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: langoscia di essere abbandonati può divenire una vera malattia, una frattura che spezza la vita in due (prima e dopo labbandono), lasciando svuotati e confusi.Anche biochimicamente le cose cambiano nellorganismo: durante linnamoramento si ha un aumento della produzione di endorfine e di feniletilamina (con conseguente senso di benessere, euforia, vitalità e desiderio sessuale); quando la relazione finisce, per contro, si ha un crollo dei livelli di queste sostanze (con conseguente ansia, apatia, senso di frustrazione, irritabilità...).
Che fare?
Lassunto di questo intervento è di riuscire a convertire la "separazione-frustrazione" in "separazione-operazione attiva". Che vuol dire alcune cose come:
- concedersi un giusto "periodo di lutto", (un tempo adeguato per poter elaborare linfelicità);
- farsene una ragione (trovare una spiegazione, capire, e apprendere dallesperienza della perdita);
- prendere liniziativa, affrontare la situazione, piuttosto che lasciarsi andare, autodistruggersi...
- adottare la filosofia (dellantica Cina) "può essere una disgrazia, può essere una fortuna";
- viversi il tempo come alleato per cicatrizzare la ferita;
- far leva sulle forze residue per prendere in mano la situazione, accettando levento traumatico come una sfida, verso ulteriori traguardi possibili, poiché "la vita continua ", ed è lunica che abbiamo.
Divido in due parti questo intervento: dapprima fornirò una griglia di lettura per una migliore comprensione dellevento "fine di una storia di coppia", poi proporrò alcuni suggerimenti pratici per trovare al trauma del distacco "riparazioni" valide.
Parte prima
Perché una storia di coppia finisce, un amore muore, un matrimonio finisce?
Si possono cercare molte spiegazioni e trovare molte griglie di lettura: ma è importante capire, è rilevante - per apprendere dallesperienza - analizzare alcune ipotesi di ricerca dellevento "separazione". Fra i molti approcci possibili, ne propongo tre: uno dispirazione psicanalitica; laltro più legato alla ricerca empirica; il terzo - infine - di tipo storico-evolutivo.
Nel primo approccio si può sottintendere lidea che la disfunzionalità della coppia sia da collegare a immaturità evolutiva, o a vera e propria patologia, per il prevalere dei giochi inconsci nel rapporto; ecco brevemente la tipologia mutuata da questa ottica.
- Il primo tipo di relazione è la cosiddetta "collusione narcisistica". In questo rapporto lamore è inteso prevalentemente in funzione simbiotica, "amore come essere uno", e comporta abitualmente un partner schizoide. Lunione simbiotica è un rapporto sado-masochista (dove il più forte fagocita il più debole) e in cui va perduta lidentità e la "noità" della coppia (lessere noi). La relazione matura comporta invece una unione nella distinzione, il rispetto dellaltro come distinto, laccettazione della diversità, ecc.
- Un secondo tipo di relazione è la cosiddetta "collusione orale": qui lamore è concepito come "aver cura dellaltro". E un amore di tipo materno, che comporta un partner a struttura depressiva, autodenegantesi. Lamore maturo invece è caratterizzato da mutualità, reciprocità, essere contemporaneamente soggetto e oggetto nella relazione; non solo capacità di dare, ma anche di ricevere.
- Un terzo tipo di relazione è la cosiddetta "collusione sadico-anale". Qui lamore è inteso come possesso totale; loggetto dellamore è considerato proprio dominio e tenuto continuamente sotto il proprio controllo. Questa relazione comporta un partner a struttura ossessiva. Lamore maturo invece è caratterizzato da libertà, autonomia, fiducia. Mutualità, interdipendenza reciproca di due soggetti indipendenti e liberi.
- Un quarto tipo di relazione è la cosiddetta "collusione fallico-edipica" dove lamore è vissuto soprattutto come autoaffermazione antagonista (virile) e il partner è vissuto sostanzialmente come rivale e luogo della propria affermazione. Questa relazione contempla un partner a struttura isterica.
Lamore maturo è caratterizzato invece da solidarietà, compartecipazione, parità di possibilità di autorealizzazione al cento per cento. Senza eccessiva competitività.
La mancata evoluzione verso un rapporto damore più maturo può condurre alla crisi di coppia; le tecniche per rimettere in movimento la maturazione bloccata (ove ciò è possibile) si rifanno alle varie metodologie dintervento e alle varie scuole di psicologia.
Nel secondo approccio che propongo, più legato alla ricerca empirica, è sottintesa lidea che molto spesso le relazioni falliscono perché la scelta è stata fatta in base a quello che conta di più nellimmediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo.
Sternberg. professore di psicologia e pedagogia a Jale, ha teorizzato, suffragato da alcune sue recenti ricerche, un concetto di amore completo sulla base di tre componenti fondamentali: limpegno come componente cognitiva, lintimità come componente emotiva e la passione come componente fisicamotivazionale dellamore. Si può visualizzare lamore come un triangolo in cui quanto maggiori sono impegno-intimità-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso lamore.
Da questa teoria scaturisce una tipologia collegata alla combinazione dei tre diversi fattori, dando luogo a otto possibili tipi di relazione.
- La prima è "lassenza di amore": tutte e tre le componenti mancano; è la situazione della grande maggioranza delle nostre relazioni personali, casuali o funzionali.
- Il secondo tipo è la "simpatia". Cè solo lintimità, si può parlare con una persona, parlare di noi, ci si riferisce ai sentimenti che si provano in una autentica amicizia e comporta cose come la vicinanza, il calore umano (ma non i sentimenti forti della passione e dellimpegno).
- Il terzo tipo è "linfatuazione": quando cè solo la passione. Quellamore a prima vista che può nascere allistante e svanire con la stessa rapidità. Vi interviene una intensa eccitazione fisiologica, ma senza intimità o impegno. La passione è come una droga, rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po non fa più leffetto che si voleva: ci si abitua, arriva lassuefazione.
- "Lamore vuoto" è il quarto tipo di relazione, dove limpegno è privo di intimità e di passione: tutto quello che rimane è limpegno a restare insieme. Un rapporto stagnante che si osserva talora in certe coppie sposate da molti anni: un tempo cera lintimità, ma ormai non si parlano più; cera la passione, ma anche quella si è spenta da un pezzo.
- "Lamore romantico" è una combinazione di intimità e di passione (tipo Giulietta e Romeo). Più di una infatuazione, è vicinanza e simpatia, con laggiunta dellattrazione fisica e delleccitazione, ma senza limpegno, come unavventura estiva che si sa che finisce.
- "Amore fatuo" è quello che comporta la passione e limpegno, ma senza intimità. E lamore da fotoromanzo: i due si incontrano, dopo una settimana sono fidanzati, e dopo un mese si sposano. Simpegnano reciprocamente in base allattrazione fisica., ma dato che lintimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, manca il nucleo emotivo su cui può reggersi limpegno. E un tipo damore che di solito non dà buon esito nel lungo periodo.
- "Sodalizio damore" è chiamato un rapporto dintimità e impegno reciproco, ma senza passione. E come unamicizia destinata a durare nel tempo. Quel tipo di amore che spesso si osserva nei matrimoni dove lattrazione fisica è scomparsa.
- Infine quando tutti e tre gli elementi si combinano in una relazione, abbiamo quello che Sternberg chiama "amore perfetto o completo". Raggiungere un perfetto amore, dice questautore, è come cercare di perdere un po di peso, difficile ma non impossibile; la cosa davvero ardua è mantenere il peso forma una volta che ci si è arrivati o tenere in vita un amore completo quando lo si è raggiunto. E un compito aperto, non una tappa raggiunta una volta per tutte. In questa visione, lindice più valido per predire la felicità di una relazione è dato dalla consonanza tra triangolo ideale passivo (i sentimenti che si desiderano dallaltro) e il triangolo percepito (i sentimenti che si presuppongono dallaltro). La relazione tende a finir male se non cè corrispondenza tra quello che si vuole dallaltro e quello che si pensa di riceverne: chiunque ha amato senza essere ricambiato altrettanto, sa quanto può essere frustrante. Alle volte si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento: ma è un consiglio difficile da seguire. In USA metà dei matrimoni finiscono in divorzio e anche chi non divorzia non è detto che viva in una coppia molto felice.
La gente è davvero così stupida da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nellimmediato. Ma quello che conta nel lungo periodo è diverso: i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni.
Nella ricerca fatta sui fattori che tendono a diventare più importanti con landare del tempo, si sono rilevati questi tre:
- la disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dellaltro;
- la disponibilità ad accettare le sue imperfezioni;
- la comunanza di valori, specie quelli religiosi.
Queste sono cose che è difficile giudicare allinizio di una relazione: lidea che lamore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale. Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, una cosa che sembrava poco importante, lo diventa. Altri fattori invece nel lungo periodo diventano secondari: come lidea che laltro sia "interessante" (allinizio cè il timore che se cala linteresse la relazione svanisce). In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo (nelle coppie studiate statisticamente): calano la capacità di comunicare, lattrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico... può essere deprimente, ma è importante fin dallinizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con lessere più importante a lungo andare.
Cosa fare allora per migliorare un rapporto di coppia?
Sternberg propone un ultimo triangolo: quello dellazione. Spesso cè un bel salto fra pensiero, sentimento e azione. Le nostre azioni non sempre rispecchiano i nostri sentimenti, per cui può essere utile sapere quali atti sono specificamente associati alle varie componenti dellamore.
La passione richiederà il contatto fisico, la sessualità, la varietà e non la monotonia dei comportamenti sessuali. Lintimità richiederà la comunicazione dei propri sentimenti interiori, lofferta del sostegno emotivo, la condivisione del proprio tempo e delle proprie cose. Limpegno, infine, comporterà il fidanzamento, il matrimonio, la fedeltà, la capacità di superare i momenti difficili, la capacità di trovare un valido compromesso nelle diverse legittime esigenze ed aspirazioni.
E importante esprimere lamore nei comportamenti perché il modo in cui ci comportiamo plasma i nostri modi di pensare e di sentire, forse non meno di quanto ciò che pensiamo e proviamo plasma le nostre azioni (se non agisci come pensi, finirai per pensare come agisci). Inoltre certe azioni portano ad altre azioni: le espressioni damore delluno influiscono su ciò che laltro pensa di lui (sui sentimenti e sui comportamenti dellaltro nei suoi confronti) dando luogo così ad una serie di azioni che si rinforzano a vicenda. E necessario dare importanza alle espressioni damore. Senza espressione anche il più grande amore può morire.
Il terzo approccio che propongo, per capire la crisi di coppia, è di tipo storico-evolutivo (cfr. Prof. Mario Bertini dellUniversità di Roma).
Lidea che guida questa analisi è che la coppia tradizionale spesso entra in crisi e può morire a motivo della forte contrattualità, statica e consumistica, che sta al fondo di questa relazione: un disegno di norme latenti che modellano con forte direttività la relazione stessa.
Bertini fa notare che storicamente, superato il modello di tipo vittoriano dellepoca precedente (rigidità dei ruoli e soggezione globale della donna), tra le due guerre, si è venuto affermando un modello apparentemente (e in parte obiettivamente) liberatorio, ma portante alla base, filtrata attraverso le varie ideologie post-freudiane e il consumismo capitalistico di ispirazione nord americana, una contrattualità implicita bloccante e mortificante.
E la cultura romantica dei fiori bianchi, dellabito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme... (concomitantemente a questo mutamento di prospettiva, e apparentemente in modo contraddittorio, aumenta la conflittualità, la coppia è sempre più in crisi). E come se la coppia dicesse: "Dopo tanto laborioso cammino, finalmente siamo approdati a questo meraviglioso giardino recintato dove tutto si può godere. Protetti dal nostro amore e dalla consistenza del contratto. Il compito che ci sta davanti è finalmente quello di godere "consumando" insieme tutto quello che ci viene chiesto è di rispettare le regole di non uscire dal recinto e di sacrificarsi lun laltro, sicuri che lamore riuscirà a far superare ogni ostacolo".
E un atteggiamento di base dettato dal consumismo imperante nella cultura odierna. E una visione statica, "di morte", ispirata allideologia del mercato che fa del matrimonio (invece che una fase cruciale per lo sviluppo della persona), un punto di stasi, entro cui godere e consumare dei vantaggi acquisiti.
Quali sono queste norme contrattuali implicite nella relazione tradizionale? O. Neill le indica così:
1^ norma: possesso o proprietà del partner: marito e moglie sono reciprocamente vincolati nel "tu mi appartieni". E una concezione tipicamente statica del rapporto, dove le tentazioni simbiotiche riaffiorano, mortificando in vario modo la realizzazione personale.
2^ norma: denegazione del proprio sé. Al contratto insensibilmente si finisce per sacrificare la propria identità personale: "Sono pronto a sacrificarmi per te, a rinunciare a questa mia esigenza a vantaggio della nostra unione"; sembrerebbe altruismo e generosità, invece è una concezione di morte ad ispirare questa norma. Il solco che separa masochismo e altruismo è sottile, ma profondo è il baratro sotteso. Chi si dispone a coartare, a sacrificare la propria identità e il proprio bisogno di realizzazione, forse riuscirà a salvare formalmente la propria unione, ma preparerà latrofia dellunione stessa. Laltro cresce non nella misura in cui luno si sacrifica, ma nella misura in cui si realizza nel rapporto stesso.
3^ norma: mantenimento del fronte-coppia. "Come gemelli siamesi noi dobbiamo sempre apparire come coppia". Il matrimonio in sé diventa la carta didentità, come se uno non esistesse senza di esso.
4^ norma: comportamento rigidamente ispirato al ruolo. I compiti e le prestazioni varie sono predeterminate dagli stereotipi di mascolinità e femminilità. Lalibi del ruolo serve così a eludere il rischio di una implicazione interpersonale più profonda.
5^ norma: fedeltà assoluta. Fisicamente e psicologicamente obbligante, mediante coercizione morale, se non fisica, piuttosto che frutto di libera scelta e di maturazione.
6^ norma: esclusivismo totale. "Lo stare insieme ad ogni costo e sempre, anche se forzato, finirà per salvaguardare lunione, qualunque cosa accada".
Questa cappa di normatività estrinseca, al servizio di un intimismo consumistico, va smascherata, perché prepara la stasi, la morte della coppia. Va affermata invece una visione del matrimonio di tipo evolutivo, come tappa di sviluppo, non come traguardo definitivo (NB: bisogna "investire" meno nel matrimonio).
Ci sono due concezioni dello sviluppo della personalità: una impostazione per così dire "accrescitiva" di sviluppo, (di significato passivo), conservatrice e sostanzialmente statica. Il bambino è concepito come un uomo in miniatura e lo sviluppo un fenomeno statico lineare di crescita di una struttura che sostanzialmente è identica a sé stessa, si muove solo nel senso di un accrescimento quantitativo. In contrapposizione a questa posizione accrescitiva si è venuta affermando una visione dinamica dello sviluppo della personalità, intesa come un processo continuo di trasformazione e di evoluzione. Luomo quindi non si accresce, ma evolve; la sua legge non è la statica prevedibilità, ma il cambiamento. Lungo questa linea incessante di progresso si misura il cammino agile della personalità verso la sua liberazione nel senso del passaggio da situazioni di dipendenza (eteronomia), verso forme sempre più evolute di autodeterminazione razionale e creativa (autonomia).
Alla radice della logica conservatrice, accrescitiva, si nasconde la paura come molla che blocca il progresso della persona. Paura di lasciarsi andare fluidamente nel gioco rischioso della libertà: paura di abbandonare le vecchie certezze, paura di affrontare il vuoto senza rischiarsi verso nuovi orizzonti creativi. Invece, molla traente della prospettiva dinamica dello sviluppo è la speranza. Speranza che dopo aver lasciato il braccio della madre (la morte ha questa certezza), cè la scoperta dellautonomia. Dopo la morte la risurrezione. Quella speranza che (come osserva Erikson) "è la più precoce e indispensabile virtù inerente allo stato di essere vivi". Quella speranza che una volta stabilita come qualità "basica" dellesperienza, rimane viva anche indipendentemente dalla verificabilità delle "speranze".
Il rischio liberante della innovazione continua, sotto limpulso della speranza, costituisce quindi una prima chiave interpretativa importante per lanalisi della coppia in crisi. A questo rischio si contrappone (nellimpostazione statica-conservatrice) il "bisogno di controllo" di sé stessi e degli altri.
Levoluzione, la realizzazione della persona, non si attua tuttavia nel vuoto: luomo cambia ed evolve in un rapporto di coesione con gli altri. Il bisogno di coesione è fondante lo sviluppo a patto che avvenga nella dimensione della mutualità. La mutualità può essere concepita come una relazione un cui due membri dipendono luno dallaltro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità (interdipendenza). Questo principio ci fa capire che non è tanto nella misura in cui uno dà o si mortifica per laltro che laltro cresce, ma nella misura piuttosto in cui uno si "realizza" nel rapporto con laltro, che laltro cresce. Il contrario della mutualità è la pretesa che laltro cambi senza il rischio partecipativo del proprio cambiamento nel rapporto stesso. Non ha senso dire: "ho la speranza che la mia donna sarà più donativa", ma nella misura in cui rischiandomi nel rapporto, io stesso divento più donativo, in quella misura si cresce entrambi.
La garanzia quindi dello sviluppo sembra fondarsi in relazioni di reciprocità, in cui al di fuori di ogni logica prevaricatrice, integristica, la realizzazione di sé passa attraverso la realizzazione dellaltro e viceversa. Questo sono due chiavi normative ideali che possono innovare profondamente il rapporto di coppia: accettazione della vita come processo continuo di innovazione nella speranza e convinzione che la crescita autentica non avviene se non nel rispetto della mutualità. Accettazione della vita non come processo statico di accrescimento, ma come processo dinamico di innovazione nella mutualità: questa chiave di lettura ci consente di prendere coscienza di ciò che è morto nel modello tradizionale di relazione di coppia e di individuare le linee emergenti di un significativo salto evolutivo. E in questa luce che andranno rivisti i concetti stessi di fiducia, di sessualità, di ruolo, di uguaglianza nella coppia
Parte seconda
Le riparazioni sagge, valide, al trauma della separazione
Ecco schematicamente alcuni rimedi suggeriti per chi vive lesperienza della fine di un rapporto, specie per chi non ha scelto, ma ha subito la fine):
1. Farsene una ragione. Acquistare consapevolezza. Presa di coscienza.
Presa di coscienza.
Si può provare rabbia, ribellione, protesta, si può urlare la propria disperazione, fino allo sfinimento...
Ma poi la vita continua.
Col tempo subentra la calma: si passa pian piano dalla rassegnazione, al fatalismo, allaccettazione. Si può pensare alla rivincita a lunga scadenza, alla ripresa nel lungo periodo, vivere il tempo come alleato...
Bisogna accettare la condizione umana: ogni bene può essere perduto, anche lamore di coppia. Ogni essere ha una parte (e a volte intollerabile, così sembra), di dolore; ma contro il muro di bronzo della realtà non serve battere i pugni, nulla! La realtà non cambia. E giocoforza accettarla!
2. Fare il punto, mettersi in faccia alla situazione e incominciare a farsene carico, responsabilizzarsi. (Se non io, chi? Se non adesso, quando? Se non qui, dove?)
Constatazione mentale, orale, scritta... nero su bianco. Scrivere può servire a circoscrivere, ridimensionare, relativizzare. Prendere atto che: "SEMBRA DI MORIRE, MA NON SI MUORE".
3. Evitare le pseudo riparazioni (non servono): per esempio:
. evadere col pensiero, rifugiarsi nella fantasia o nella fantasticheria;
. divertirsi e stordirsi nel piacere immediato;
. anestetizzarsi con gli psicofarmaci, lalcol, le droghe (bere per dimenticare, affogare nellalcol il proprio dolore)...Invece bisognerà guardare in faccia la realtà, chiamare le cose col proprio nome: tradimento, perdita, separazione, distacco, cambiamento, morte, lutto.
4. Si può far buon uso della separazione! Tempo prezioso, di maturazione.
Tempo di riflessione. Occasione per ri-orientarsi con punti di riferimento meno precari e illusori (abbasso la stupida corsa programmata dellesistenza: la moda, il profitto, i mille inutili orpelli del consumismo, senza i quali pare non si possa vivere!), e invece...
pian piano ci si adatta! Si trova un nuovo equilibrio; così pian piano si trova un altro significato.
- Cfr. Dubchek: "Il corpo come si adatta! Carcere, freddo, buio, inutilità, fame, lavori forzati... Luomo è lanimale più adattabile e listinto di vita supera ogni avversità, fino a farsi una gioia di tanti piccoli niente... Nellanimo, nella profondità dellanima (come nella profondità del mare) si può percepire una calma indistruttibile; lesserci, il vivere, nonostante ogni privazione esterna, o perdita interiore.
- Cfr. W. Frankl: "nel lager vivere è dolore, sopravvivere è trovare un significato a questo dolore!". (Uno psicologo nel lager)
- Cfr. Solzenitsyn: "Lev, amico mio, la felicità non dipende dalla quantità dei beni strappati alla vita, ma soltanto dal nostro rapporto verso di essi
Si dice nella morale taoista: "Chi sa accontentarsi, sarà sempre contento".
5. Lumorismo.
- Lumorismo ridimensiona, sdrammatizza, riduce il catastrofismo, ridà la giusta misura. Ci vuol saggezza, una certa filosofia, non prendersi troppo sul serio, sorridere di sé, (le vere cose che importano sono poche). E in questo sorriso fatto di ragionevolezza, di benevolenza e di relativizzazione, che sta la nostra fierezza di essere umani ("ragionevoli" appunto).
- Lumorismo è il salvataggio del significato, e la capacità di riconquistare il senso della totalità, la visione dellinsieme dellessere, la capacità di immaginazione dellinsieme (al di là della reazione catastrofica del "Tutto è perduto").
Resta il compito di ritrovare un significato qui, adesso, nella nuova situazione; tra il tutto e il niente ritrovare il possibile... Se si drammatizza... è perché - in balia dellangoscia della perdita - i piedi affondano nelle sabbie mobili dellinsignificante, del "perduto per sempre"...
- Ci sono persone incapaci di umorismo (=incapaci di ridimensionamento con la visione dinsieme delle cose): di ogni piccolezza fanno un dramma, e della loro esistenza fanno il dramma dei drammi! (egocentrismo megalomanico-narcisista)
- Eppure, prima o poi, si dovranno fare i conti con le tragedie dellessere, con la "malattia mortale" che è la vita e col destino di "condannati a morte" che è di tutti.
- Se uno si distanzia arriva al senso della misura (delle vere misure). Se uno sorride, scherza con le cose che accadono, lumorismo lo riporta al realismo, alla felicità possibile (che è lunica raggiungibile).
Bisogna saper perdere, incassare i colpi delle avversità, reggere nella buona e nella cattiva sorte. La fortuna non dipende da noi. Non dipende da noi il vento: ma tenere ben alta la vela della nostra barca: questo dipende da noi!
(Solo il "giocatore" pretende la benevolenza, a tutti i costi, della dea dagli occhi bendati: la fortuna deve rivolgersi a me. Non può non rivolgersi a me, provo unaltra volta! E così complessivamente... fino ad autodistruggersi). Gran pessimi giocatori quelli che da avversari diventano nemici!
In realtà a noi tocca solo tenere ben tesa la vela della nostra barca, in modo che, quando il vento soffia, la nostra barca vada avanti. Ma il vento non dipende da noi.
6. Larte.
Non tutti possono giungere alle tecniche terapeutiche più raffinate, ma si può puntare a raggiungere larte della separazione, larte del commiato; fare di un inciampo un gradino per salire, migliorarsi, maturare.
- Larte unisce al lavoro dellimmagine, il lavoro della materia.
Limmagine si impone per il suo essere presente, lo splendore della forma simpone, affascina. Lemozione estetica filtra il "bello", nellanima, qui adesso (fino allestasi).
Il lavoro creativo trasforma la materia, produce un grande raccolto! Ecco alcuni frutti:
- armonizzazione
- pacificazione
- unificazione
- riconciliazione dellio e del mondo.
E la gioia il frutto finale di questa equazione creativa (non il piacere): essa annuncia che la vita è riuscita, ha guadagnato terreno, ha riportato vittoria (sulla morte, sul niente...). E la gioia di aver fatto nascere qualcosa, chiamato in vita, fatto esistere quello che prima - senza di noi - non cera.
- Essere creativi, esprimere biofilia, far esistere qualcosa che non cera, dà una gioia (e si sente) che è una gioia divina! La separazione iniziale sul piano del piacere (perduto), ma la gioia creatrice gli va oltre, estrae dal dolore della perdita unopera nuova, la separazione è nellordine del tempo (caduco) la gioia creatrice è dellordine delleternità.
- Fare di un sasso in cui si inciampa un gradino per salire; dellostacolo un trampolino di lancio, per un salto qualitativo di vita, irragiungibile senza quella sofferenza. Ecco i passaggi possibili:
- Morte - risurrezione (se il grano non muore non porta frutto)
- Dolore parziale - gioia più grande, universale
- Tradimento - ritrovamento superiore
- Sconfitta (parziale) - vittoria (globale)
7. Lazione, la tecnica, il fare...
Essa ha - come larte - il potere terapeutico di decentrare da sé, distogliere dal ripiegamento sterile, uscire da sé, volgersi verso loggettività, la realtà, il mondo.
Lo strumento tecnico (un apparecchio, uno scalpello, un computer...) è un prodigioso catalizzatore di energie: lo strumento mi obbedisce e mi resiste, concentra lattenzione, devo imparare, far prove, ricominciare, dominare la mia impazienza! Mettendo ordine nel mondo degli oggetti, metto ordine in me stesso (ristabilizzo una gerarchia di priorità, ridefinisco una scala di valori).
Alla fine vinco, porto a compimento un compito. Lindefinito (e linfinito) non mi danno respiro, il finito mi lascia il tempo per il riposo, per il rilassamento, per il sonno...
Lamore delloggetto può divenire il sostituto di un altro amore. Un buon rimedio contro la separazione non è la sostituzione, il riempimento con qualcosa daltro? La compensazione più valida delloggetto perduto? Disinvestire e reinvestire di nuovo! Quale diversivo la molteplicità doggetti di consumo, i piccoli piaceri, le novità del mercato...
Bisogna potere agire, fare, "convertire un problema in azione".
Medici, psicologi, droghe... possono aiutare, vi passeranno di mano in mano le difficoltà, e si divideranno il compito di farvi vivere, di rimediare allo strappo della vostra vita.
La guarigione ottenuta con una rimessa in sesto del vostro corpo e della vostra psiche è unopera di solidarietà.
- A chi si annoia e si deprime (rimuginando) proporre qualcosa, aiutarlo a trasformare una separazione in operazione! Così che chi è rimasto solo possa dire:
"Avete avuto ragione a scuotermi" (=da solo non mi sarei mai dato una mossa).
NB: bisogna non esagerare! Se limmobilismo è mortale, lattivismo sfrenato è un eccesso terapeutico non meno pericoloso! (ogni medicina... ha la sua posologia, che va rispettata, per non trasformarsi in veleno).
"Convertire una frustrazione in unoperazione", comunque resta un compito aperto, una sfida da accogliere, una prova da superare...
8. Lascesi, la comunità, laltruismo.
Lazione è cammino della ricerca di sé verso il dono di sé; ma anche cammino dal "sé perduto" verso il "sé ritrovato" attraverso la mediazione del dono di sé.
Superati i vari "oggetti sostitutivi transazionali" (=di passaggio), si può arrivare alloggetto vero: la comunità, la società, gli altri. Laltruismo come oblatività, donazione gratuita, per la gioia di sentirsi utili a qualcuno (dallEros allAgape).
Il "Separato" si è finalmente de-centrato da sé, per ri-centrarsi sugli altri (=si è ritrovato perdendosi, ha guadagnato avendo avuto il coraggio di perdere).
Votarsi agli altri, rendersi utili a una causa, è da sempre un rimedio contro le grandi separazioni, contro i lutti irreparabili.
Ristabilire la comunicazione e, di questa, soprattutto lascolto. Un orecchio che ascolta più che una bocca che parli. Un "silenzio attento", che accoglie, fa spazio dentro di sé allaltro...
La parola crea spesso malintesi, banalizza, alza barriere... il silenzio attento dellascolto, crea legami, lancia un ponte, fonda una relazione (=si esiste solo in una relazione io-tu, si dà realtà di esistenza solo nel rapporto, la sensazione vera di esserci si ha solo nella relazione, nel dialogo io-tu).
NB: non lindifferenza-anestesia!
Lo stoico dice: resta indifferente a quello che non dipende da te. "Se qualcosa si separa da te, tu sepàrati da essa" (con lindifferenza). Cfr. Buddha. I legami ti strazieranno con separazioni crudeli: separati dunque da tutto e più niente ti procurerà separazione!
E questa lascesi? Il distacco è il prototipo di ogni ascesi: "Tutto è vanità e fiato sprecato" (Eccl. 1,17). Il dolore è apparenza, il desiderio è apparenza (Buddha). Atarassia (a-turbamento) = tranquillità. Diogene nella botte: saggio o folle? Il saggio regge la sua dissociazione, il malato no.
Ascesi per donarsi, non per chiudersi in sé! Per aprirsi a tutti gli uomini. Staccarsi, per donarsi agli altri.
Bibliografia
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A.Todisco Rimedi per il mal damore Ed. A.Mondadori, 1991
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J.Willi La collusione di coppia Ed. F.Angeli, 1975
J.L.Thomas La coppia felice Ed. Paoline, 1989
A.Fiori Il carattere e la coppia (come prevedere la compatibilità di coppia Ed. Simoni, 1991
Marzio Barbagli, Provando e riprovando, Il Mulino
Willy Pasini, Intimità, A. Mondadori, 1990
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Willy Pasini, Volersi bene, volersi male, A. Mondadori.
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