3. Intimità Al di là dell’amore e del sesso
alcuni spunti da Willy Pasini, A.Mondadori, 1990
Cesare De Monti
Premessa: l’evoluzione socio-culturale è direttamente collegata con la storia della sessualità. Questa a sua volta percorre una strada parallela a quella dell’intimità.
La svolta nei comportamenti sessuali è stata data dal 1968: dal maggio di quell’anno, liberazione sessuale e rivoluzione politica furono strettamente collegate tra loro.
Gli anni settanta furono segnati da cinque correnti socio-culturali: apertura al cambiamento, rifiuto dell’autorità (l’immaginazione al potere), anticonservatorismo, gusto per l’espressione personale, tendenza all’edonismo. La sessualità divenne un fatto pubblico ed esprimersi sessualmente un dovere politico (cfr. "l’orgasmo del buon cittadino"). La quantità prevaleva sulla qualità.
Gli anni ottanta portarono un’altra svolta: abbandonate le ideologie e le manichee contrapposizioni della politica, le nuove tendenze sono: la vita intensa, la modernità e il radicamento, l’incertezza e la complessità divengono valori positivi; la morale si relativizza (prevale l’etica individuale), trionfano i valori personali basati sull’esperienza (niente è vietato purché si sia "se stessi"). Nella vita sessuale c’è il passaggio dal pubblico al privato. Esaurita l’abbuffata di sesso c’è il riflusso, l’eccesso ha generato la saturazione. Appare la rivendicazione della differenza (l’appartenenza a un gruppo etnico o minoritario passa attraverso forme di aggregazione); l’individualismo diventa la chiave per la comprensione del mondo.
Gli anni novanta: aumenta la valorizzazione delle emozioni e il ripiegamento su se stessi: si privilegia il privato e l’introspezione, c’è il riflusso o il "ritorno a casa", il cosiddetto "cocooning" (il ripiegarsi nel bozzolo protetto dell’intimità casalinga). Così nella sessualità si privilegia la comunicazione e l’intimità corporea, affettiva, e, perché no, intellettuale e spirituale. E’ l’intimità il progetto che merita di essere elaborato e attorno al quale organizzare la qualità della propria vita. Per le coppie l’intimità diventerà una sorta di "siero della verità" più atto come strumento di valutazione del rapporto, che non l’efficienza sessuale stessa (che potrebbe essere anche maggiore nella forma della promiscuità, ma più vulnerabile nella sua durata, perché privata di un progetto).
Per chiarire il discorso sull’intimità affettiva si può distinguere l’"esperienza intima" dalla "relazione intima". La prima si gioca in un tempo limitato, come le storie di una notte o gli incontri anonimi, momenti di confine tra il reale e l’immaginario (dove l’anonimato permette di proiettare sullo sconosciuto tutte le fantasie). Qui si privilegia la pulsione d’amore e non l’oggetto d’amore, innamorati dell’amore più che dell’altro: l’altro è un detonatore col ruolo di far esplodere la pulsione (ciò può diventare una droga, anche se meno tossica dell’alcool e dell’eroina).
La relazione intima invece richiede tempo, il rapporto è basato sull’empatia, implica un’interazione verbale, fa finire l’illusione/proiezione/idealizzazione, per condurre alla complicità, all’intesa, all’alleanza nella realtà...
Definizione: l’intimità è la capacità di mettersi nella pelle dell’altro senza perdere la propria. A differenza della fusione/confusione della simbiosi necessita di un forte senso dell’individualità: solo la sicurezza della propria identità permette il coinvolgimento con l’altro, senza paura di perdersi.
Perché sia possibile l’intimità affettiva richiede che il nocciolo diventi duro e il guscio permeabile: così si può far condividere all’altro le parti periferiche senza far correre rischi al nucleo.
Il tempo è alleato dell’amore (un sentimento che si costruisce), ma è nemico dell’intimità amorosa quando questa non è fondata su basi solide: solo la capacità di essere in intimità con se stessi permette il conseguimento di un’intimità affettiva duratura. L’accesso dipende dalla capacità di accettare la propria complessità, scoprire un’area intermedia (o spazio transizionale) tra sé e l’altro, dato dalla bisessualità psichica presente in ciascuno di noi.
L’accettazione e il rispetto della propria bisessualità naturale è una delle condizioni fondamentali per lo sviluppo di un buon rapporto di intimità con se stessi e con gli altri. Ciò permette di realizzare il desiderio di condividere (caratteristica della persona matura), di dare e avere, di parlare e di ascoltare, di essere elastici, capaci di proiezione e di introiezione (penetrare ed essere penetrabili): mettersi nella pelle dell’altro senza smarrirsi e senza diventare l’altro; essere ricettivi, disponibili e lasciarlo entrare nella propria intimità senza paura di esserne invasi o lacerati o contaminati...
Ecco le principali paure dell’intimità:
- la paura della fusione, di annullarsi nell’altro. L’incapacità a dire di no, a ristabilire la giusta distanza, la giusta autonomia territoriale.
L’intimità è VIVERE CON L’ALTRO. Ma per questo è necessario aver superato sia la fase del VIVERE PER L’ALTRO (dipendenza, plagio, manipolazione,....che dovrebbe portare a una "intimità nirvanica" ma che diviene una trappola mortale), che quella intermedia ma necessaria del VIVERE PER SE’, che equivale alla capacità di dire dei "no" affermativi (cfr. assertività).
- la paura di essere scoperti. Ci si cela dietro all’apparenza, all’immagine, al ruolo e si ha paura di essere colti nel "come si è".
- la paura di lasciarsi andare. Diventare preda della "droga affettiva" comporta il rischio della perdita, meglio allora fare l’asceta, stare con la mamma (prototipo della donna-ragno), il narciso, "il cuore agli amici e il sesso con chi vuoi".
Gli ingredienti della buona intimità:
- Consapevolezza. Fatta di conoscenza di sé, di equilibrio, di identità, ottenuta solo con una corretta separazione tra realtà esterna e realtà interna (i propri fantasmi) nonché la realtà attuale e quella passata (il presente da privilegiare sul passato condizionante).
- Vigilanza attenuata. Non troppo attenta e rigida (per essere aperti e disponibili all’esperienza) simile allo stato d’animo che sta alla base della creatività degli artisti, o dell’attenzione fluttuante dell’analista che lascia andare la propria immaginazione dietro le parole del paziente.
- Autonomia individuale. Caratterizzata da un IO sufficientemente forte, ma abbastanza elastico da fare da mediazione e filtro delle altre componenti (tra l’anarchia dell’ES e la tirannia del Super-Io); tra la parte femminile (che mette in sintonia con gli altri) e quella maschile (critica e vigile sulla realtà). [cfr. P.C. Racamier e la nozione di "bisessualità psichica congenita" in: "Lo psicanalista senza divano", Milano 1982].
Per dirla in termini junghiani una buona intimità è frutto di un dosaggio sapiente di "animus" e "anima", cioè delle componenti maschile e femminile presenti in ciascuno, quale che sia la propria anatomia.
Poliedricità: non settorialità, ma integrazione di parti molteplici.
Silenzio: non vuoto, oppure ostile, ma comunicativo e accogliente.Interrogativi per concludere:
L’intimità è per tutti? E’ una dimensione valida universalmente? È un bisogno per vincere la solitudine? Un desiderio per sentirsi realizzati in pienezza? Un "lusso" affettivo che non tutti possono perseguire?
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