2 . Sulla coppia
Spunti di riflessione dalla Psicologia dell’Evoluzione
Cesare De Monti
Il cervello degli esseri umani può essere o maschile o femminile; funziona in maniera diversa proprio a livello di attitudini mentali. La donna ha sviluppato un tipo di comunicazione verbale e intuitiva dei sentimenti, per cui il cervello femminile è molto più portato all’intimità, all’interiorità, all’intuizione, all’espressione verbale. L’uomo ha sviluppato un’altra attitudine, per cui eccelle nell’orientamento spazio-temporale, nella logica.Da questi studi si è capito che il nostro cervello è di una estrema plasticità, la nostra mente si è forgiata nel rapporto con l’ambiente, durante l’evoluzione dei secoli. Dalla psicologia dell’evoluzione possiamo ricavare due notizie, una buona e una cattiva: la buona è che gli esseri umani sono geneticamente destinati ad innamorarsi, non c’è niente da fare (non tutte le specie di animali o di ominidi conoscono l’innamoramento). Ci si innamora con il naso, grazie ai ferormoni, cellule minuscole; il naso ha un centro ricettore per l’odore (l’olfatto) e uno per i ferormoni, che negli animali è evidentissimo. Sono messaggi chimici che la persona che ci fa innamorare emette; ci sono ferormoni che colpiscono i maschi e quelli che colpiscono le femmine.
La cattiva notizia è che le coppie non sono destinate a restare unite, o a durare eternamente. E’ naturale arrivare a perdere interesse per il partner, trovarlo poco attraente e accompagnarsi a un’altra persona.
Nel 1987 era uscito il libro "La scimmia nuda" di Desmond Morris: era risultato che la natura (l’evoluzione) portava naturalmente l’uomo verso la coppia; sembrava un discorso molto fondato. Il alcuni pennuti (piccioni) si era scoperta la monogamia. Poi si è visto che: anche le femmine di piccione tradiscono, e i maschi da sempre!
Le femmine tradiscono quando questo giova alla specie (quando avere più amanti serve a tirar su i piccoli). Questo è il concetto evolutivo: l’evoluzione va in ordine all’interesse della specie, l’individuo non conta nulla, conta la specie. Sono i geni del più forte che vanno trasmessi. L’individuo può anche morire, scomparire.
E’ nella civiltà umana che l’evoluzione ha fatto sì che, oltre a trasmettere i geni, sia nata questa forte componente genitoriale a servizio del piccolo dell’uomo. Poi l’uomo per evoluzione ha inventato l’amore romantico, l’amore di coppia, che però non è destinato a durare in eterno, è un amore che può anche finire, può esaurirsi. L’idea della sacra famiglia, dal punto di vista scientifico dell’evoluzione, è un mito. Nel triangolo di Sternberg, era il terzo lato, quello cognitivo (etico, volontario, di scelta) che faceva sì che la coppia potesse durare tutta la vita. Nelle ricerche statistiche si è visto che col tempo, tutto, all’interno della coppia, tende a diminuire.
Nelle coppie studiate calano: le capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi comuni, la capacità d’ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico, tutti dati che Sternberg ha rilevato come naturalmente orientati ad esaurirsi, se non si fa qualcosa. E’ importante dunque sapere cosa aspettarsi col tempo, avere prospettive realistiche, circa quello che si potrà avere. Dunque la coppia serve per indurre il maschio umano a investire nella dimensione genitoriale, in modo che il cucciolo d’uomo abbia due genitori solidali a farlo crescere,a questo ha condotto l’evoluzione della specie umana (oltre che il bisogno di trasmettere i geni).
Motivo centrale per cui uomini e donne s’innamorano pare sia il vantaggio genetico dell’avere due genitori dediti al benessere del cucciolo umano. Tuttavia il termine innamoramento, come la parola amore, fa pensare a qualcosa di stabile, di duraturo, di simmetrico, di statico, ma è un’idea fuorviante di amore: proprio per avere un alto investimento parentale maschile la femmina può essere indotta all’infedeltà, per amore della specie anche le donne tradiscono (stiamo parlando sempre dal punto di vista dell’evoluzione della specie).
Darwin era convinto che l’umana fosse l’unica specie animale morale, etica. E’ vero cioè che possiamo decidere, approvare, disapprovare un comportamento, abbiamo la capacità tecnica di condurre una vita ragionevole alla luce della consapevolezza, della memoria, del giudizio; questo per quanto riguarda la psicologia dell’evoluzione della specie. Per l’evoluzione nostra, individuale, che spinta abbiamo a vivere in coppia?
Nella nostra evoluzione affettiva personale ci sono due momenti fondamentali: si passa dall’autocentrismo all’allocentrismo. L’autocentrismo è nelle primissime fasi della vita (narcisismo primario e narcisismo secondario) quando il bambino non vede altro che se stesso: io, io e basta! Quando l’investimento è tutto in se stessi. Poi subentra l'allocentrismo, quando si arriva all’altruismo: lo spirito naturale porta all’incontro del tu, alla scoperta dell’altro, nelle varie forme: l’attitudine omosessuale, l’attitudine bisessuale e l’attitudine eterosessuale sono le tre forme in cui si esprime il desiderio di coppia nella persona umana.
Quando si fanno dei test di orientamento sessuale, lo spettro delle possibilità umane si estende a sette situazioni di soggetti:
- esclusivamente eterosessuali
- prevalentemente eterosessuali, ma in alcune circostanze con tendenze omosessuali
- prevalentemente eterosessuali, ma con una forte componente omosessuale
- essenzialmente bisessuali
- omosessuali, ma con una forte componente eterosessuale
- omosessuali, ma in alcune circostanze con tendenze eterosessuali
- esclusivamente omosessuali
C’è una gamma che va dal solo etero al solo omo, a metà ci sono i bisessuali.
In un’ultimissima ricerca fatta a Los Angeles su 11000 studenti universitari, tutti etero dichiarati, è risultato che un terzo (circa 3500) avevano avuto esperienze omosessuali soddisfacenti (in un clima come a Los Angeles e a San Francisco le persone possono riconoscere le proprie componenti omosessuali senza inibizioni).
Silvia Vegetti Finzi nel suo libro "A piccoli passi" fa vedere come si va verso l’eterosessualità,ma non è detto che tutti ci si debba arrivare.
Iole Baldaro Verde parla dell’importanza che ognuno si viva la sessualità che ha, il proprio orientamento, perché quella è la migliore sessualità possibile per lui in quel momento.
Per la Vegetti Finzi, dai tre ai cinque anni il bambino costruisce la sua identità sessuale nel rapporto passionale con il genitore dell’altro sesso. Quando il processo avviene naturalmente il bambino rinuncia a malincuore a una parte di sé, quella maschile o femminile, e costruisce la propria identità; questa parte di sé a cui rinuncia va nell’inconscio. Ecco perché avere fantasie bisessuali è normale. Però c’è una parte di bambini che, in una specie di delirio di onnipotenza, non cresce perché non rinuncia a niente, né alla parte maschile, né a quella femminile: bisessuali sarebbero gli eterni immaturi, coloro che non si decidono ad essere né etero, né omosessuali.
Secondo Willy Pasini i bisessuali si dividono in due tipi: gli immaturi, che non hanno scelto e gli ipermaturi, che hanno deciso di non scegliere, non hanno bisogno di schierarsi. La maggiore o minore diffusione della bisessualità in una società dipende dall’alternante prevalere del modello greco o del modello romano. Per il modello greco possiamo riferirci al 1968, epoca della liberazione sessuale, la pulsione rivolta verso ogni oggetto (il simposio di Platone). Il modello romano è quello che si ferma sull’oggetto, e distingue di un oggetto secondo natura e di un oggetto contro natura (anni ’80). Negli anni ’90 c’è una situazione di conflitto: i due modelli sono in alternanza. Secondo gli studiosi pare che le donne negli anni ’90 siano più a loro agio nella flessibilità totale dei ruoli sessuali.
Gli immaturi, tra i bisessuali, sono inquieti, agitati, tesi, timidi. Gli ipermaturi sono coloro che, con disinvoltura, una volta amano un uomo e una volta una donna. Dagli studi risulta in realtà che le donne si muovono bene in questa dimensione, di solito hanno storie con più uomini. Gli uomini bisessuali hanno qualche donna, ma hanno più uomini, tendono più all’omosessualità. I veri bisessuali sono in realtà pochi. Potrebbe esserci una mancanza di autoriconoscimento, una difficoltà a riconoscersi omosessuali.
Martin Valbe nel suo libro "Attrazione duale" ha studiato 800 bisessuali di San Francisco. Ha trovato tante risposte tranquille: una percentuale di questi bisessuali ha un bimenage: stanno contemporaneamente con un uomo e con una donna (circa un terzo).
Per molti è confortante passare per bisessuali: il lato etero viene vissuto alla luce del sole, il lato omo nell’ombra. Quando Willy Pasini parla di ipermaturi, parla di questo atteggiamento di difesa, di colui che sta bene dov’è, ci si nasconde l’orientamento di fondo più significativo, più profondo. Ma ci sono anche varie fasi della vita, verso la vecchiaia, per es., c’è un ritorno all’omosessualità.
La cosa importante sarebbe arrivare all’accettazione della propria sessualità così com’è, e viverla come la migliore per sé, nell'attuale momentodel ciclo vitale.
Ma quand’è che la coppia dura?
Sternberg descrive tre dimensioni:
- quella dell’attrazione fisica,della passione (quando si dice "ti desidero")
- quella dell’intimità, qui ci sono i sentimenti, l’innamoramento, l’intimità costruita col tempo (cioè il "ti amo") quella dei fattori cognitivi (cioè del "ti scelgo").
Non c’è niente come l’attrazione fisica che generi infatuazione, amori fatui, che durano poco.
L’attrazione fisica soggiace alla legge dell’assuefazione, dopo un po’ c’è bisogno di cambiare, anche se è già una buona base essere attratti da una persona.
Molta più durata dà la dimensione affettiva, i sentimenti, l’innamoramento. Ma quello che dà stabilità alla coppia è la scelta volontaria, basata su fattori come le affinità elettive, i valori, la storia condivisa (qui ci stanno anche i valori etici, i valori morali e religiosi). Qualcuno sviluppa una coscienza etica a volte illuminata dalla fede, si scopre che si hanno gli stessi valori. L’amore completo e quello che dà stabilità, è questo lato del triangolo, la scelta di non andare sempre là dove ti porta il cuore o l’istinto: si sposa un destino, non solo una persona che piace, si sposa una storia.
Willy Pasini dice che l’amore che dura è regrediente e progrediente: ciò che unisce una coppia è l’aver fatto insieme un cammino, come due che hanno fatto la guerra, l’università, una vita matrimoniale insieme... Hanno costruito una storia di coppia. Ma non basta il motivo regrediente, ci deve essere anche quello progrediente: bisogna anche condividere i progetti del futuro.
Alberoni afferma che ci deve essere una continua possibilità: da una parte si ha bisogno della sicurezza di amare e di essere amati (amore come intimità), dall’altra c’è un declinarsi continuo tra la fedeltà e la possibilità all’infedeltà. La tranquillità non è un sedersi, un sentirsi arrivati: la realtà è una tensione dinamica.
Caffaro propone invece il desiderio antidivorzio, un sesso più soft, meno consumato, meno frettoloso, che non si brucia nel breve tempo, corroborato dalla dimensione dell’amicizia, con la quale si diventa complici. Non è in fondo importante sapere con chi stare, ma chiedersi " cosa posso diventare, come posso realizzarmi stando accanto a una persona " :fare una tabula presentiae e una tabula absentiae (valutare i pro e i contro, i vantaggi e gli svantaggi di stare con una persona), serve molto meno, la somma spesso è uguale a zero!
Giova ricordare la preghiera di Spencer (anche se sembra egocentrica), che dice:"io sono io, tu sei tu; io faccio le cose mie, tu fai le cose tue. Io non esisto al mondo per rispondere ai tuoi bisogni, e neanche tu devi essere al mondo per rispondere ai miei bisogni. Se ci incontriamo, bene, può essere amicizia, può essere amore, può essere orgasmo... ma se non ci incontriamo, non c’è niente da fare" Ognuno deve fare la sua strada, ed essere se stesso ,nella relazione possibile. . Una coppia funziona bene se si incontrano due felicità; due così hanno una buona prospettiva di durare nel tempo. Se invece uno è felice e l’altro infelice, quest’ultimo diventa una palla al piede, che a lungo andare esaurisce la coppia. Io sto bene e mi metto con te perché con te sto meglio. Ma non: "senza di te io muoio", "se mi lasci mi suicido"! E se una storia finisce, si può salvaguardare ciò che c’è stato di bello, senza lasciare alle spalle cimiteri e distruzione. Non si deve mai accettare il ricatto colpevolizzante, ma assumersi la responsabilità della relazione.
Non pensiamo di essere incanalati irreversibilmente in un percorso prestabilito, predisposto. Cerchiamo di integrare i conflitti (il bisogno di avventura e il bisogno di sicurezza): Jung affermava che ognuno ha da realizzare in sé la sintesi complessa, razionale e specifica, delle proprie incompatibilità e contraddizioni.
Dieci regole
per stare bene insiemeNon pretendete di dividere tutto con il partner. "Separarsi" ogni tanto fa bene: ricordare che oltre all’amore c’è il resto del mondo.
Fate sì che i vostri corpi diventino "amici": coltivate il piacere di dormire abbracciati, di toccarvi, di fare la doccia insieme...
Trovate un collega con il quale confidarvi e sfogare le eventuali insoddisfazioni professionali: il partner non può assorbire sempre il vostro malcontento. Col tempo potrebbe diventare insofferente.
Festeggiate i vostri anniversari. I rituali creano uno stacco dalla routine quotidiana e sono il pretesto per "fare il punto" della situazione affettiva.
Non cercate di "cambiare" il partner. Si può chiedergli di modificare un atteggiamento che vi dà fastidio, ma se non vi accontenta forse è perché non può cambiare.
Non rinunciate a sperimentare. Anche se sul piano sessuale tutto funziona a meraviglia, cercate di scoprire le corde più nascoste del vostro erotismo e del suo.
Non esagerate in tattiche, strategie, bugie. Il mondo di Beautiful è solo in tv: nella quotidianità, sincerità e comunicazione diretta sono una grande atout per la durata.
Giocate con il partner. Soprattutto non vergognatevi di mostrare il vostro lato più infantile e spontaneo: questo dà la misura di quanto potete affidarvi l’una all’altro.
Non rovesciate nella coppia i vostri problemi psicologici. E resistete alla tentazione di usare il partner come uno psicoterapeuta: lui non può aiutarvi realmente (è troppo coinvolto con voi) e prima o poi vi vedrebbe come un paziente da curare, non una persona da amare.
Ricordate di dire spesso al vostro compagno quello provate per lui. Lo sa già? Non importa: sentirselo ripetere è diverso.
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